PROGETTO RAGAZZE MADRI: IN RETE NON SI E’ SOLE

 

La legislazione italiana è decisamente avanzata, in quanto riconosce la donna che partorisce ed il bambino che è nato quali individualità distinte e separate, titolari di diritti propri, scaturiti dal riconoscimento dei rispettivi bisogni vitali.

Dunque esistono i presupposti necessari per proteggere la nascita a rischio psico-sociale e per affrontare i problemi ad essa connessi. Infatti le vigenti leggi attribuiscono alle donne tre importanti diritti: il diritto alla scelta se riconoscere come figlio il bambino procreato, il diritto alla segretezza del parto per chi non riconosce il proprio nato, il diritto all’informazione.

 

Data l’estrema delicatezza degli interventi rivolti ad ottenere in tutta la misura del possibile che il riconoscimento o il non riconoscimento del neonato vengano decisi in modo responsabile, occorre che il personale impiegato in questi servizi sia non solo specializzato (assistenti sociali, psicologi, educatori, ecc.), ma anche in possesso di una preparazione specifica e in grado quindi di valutare quali effetti e ripercussioni avranno le scelte delle giovani donne a medio e lungo termine.

 

Queste attività dovrebbero essere svolte su semplice richiesta delle donne interessate e senza ulteriori formalità, indipendentemente dalla loro residenza anagrafica, prevedendo anche l’accesso ai suddetti interventi per le gestanti extracomunitarie prive di permesso di soggiorno, per consentire loro di decidere responsabilmente in merito al riconoscimento o meno del loro nato e per sostenere le madri e i loro figli nei primi mesi di vita per evitare infanticidi, abbandoni o altre situazioni lesive per il nascituro.

 

Secondo le stime dell'ONU, le donne svolgono i 2/3 del lavoro, ricevono il 5% dei guadagni e possiedono l'1% dei patrimoni. Questi pochi dati bastano per delineare uno stato di schiavitù delle donne, costrette a lavorare senza diritti e senza il dovuto riconoscimento economico e giuridico.

Se nei Paesi poveri la situazione è più evidente e più grave, anche nei Paesi ricchi lo stato di schiavitù esiste, ma spesso passa inosservato. Essere private dei diritti, della giustizia e del denaro necessario per vivere dignitosamente, è il tipo di violenza contro le donne più comune e diffuso.