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Assistiamo ormai da tempo ad una costante e crescente involuzione a tutti i livelli: sociale, economico, politico. I primi a farne le spese, come sempre nella storia, sono le fasce della popolazione più deboli e disagiate: minori, donne, immigrati. Certi come siamo che tali disagi non sono figli del caso ma di un cattivo sviluppo ed ordine economico internazionale, riteniamo sia comunque doveroso dare il nostro apporto al fine di contrastarli. E’ un periodo, quello che stiamo attraversando, estremamente delicato. Tante sono le incertezze, ma se non prendiamo provvedimenti adesso, domani potrebbe essere troppo tardi. Il problema dell’integrazione, della difesa delle donne e dei minori, è la prima sfida che la città di Roma deve affrontare. Un’impresa forte per tempi “forti”. L’integrazione e la pacifica convivenza fra genti di diverse etnie e religioni è possibile laddove c’è uno Stato laico e democratico.
Una laicità e una democrazia non astratti ma che si concretizzano nella possibilità per ognuno di esprimere appieno il proprio potenziale umano, basato su principi e valori di appartenenza ma nel pieno rispetto di quelli altrui. Quella che desideriamo è una integrazione che non sia livellatrice delle diversità ma al contrario capace di svilupparle e valorizzarle. Siamo fieri di essere romani, di vivere in una città nel cui territorio sorgono chiese, sinagoghe e moschee, scuole di diversa matrice religiosa e culturale, perché il rispetto delle diversità è ciò che la nostra millenaria storia ci ha insegnato per crescere e vivere in pace. Ma tutto questo va difeso con tenacia, oserei dire con ostinazione. La sfida di questi tempi è e sarà quella di conciliare democrazia e diritti da una parte e sicurezza dall’altra, almeno fino a quando il virulento contrasto nord sud non scemerà di tono. La pace e la concordia, proprio come un fiume, fanno da sempre lo stesso tragitto: nascono nel cuore, attraversano la mente e sfociano in parole e azioni. |

