Il perché di questa immagine!

Tanti nefasti avvenimenti fanno sì che l’anno che sta per concludersi ce lo ricorderemo come il peggiore che abbiamo vissuto, perlomeno noi del dopoguerra, e certamente sarà ricordato nei trattati di storia come l’anno della pandemia, dopo cent’anni, allora la Spagnola ora la Sars Cov2… Un anno in cui se ne sono andati parecchi, poca importanza, se di Covid o col Covid, li abbiamo persi! Ci hanno lasciati anche per altre cause tanti personaggi a noi vicini o noti!

Tra i tanti voglio personalmente ricordare: il nostro Direttore Gianni Turino, giornalista scrittore, apprezzato politico raffinato, onesto, mai incline a compromessi; il giornalista televisivo Franco Lauro che ho avuto il privilegio di essere considerato un suo amico, persona gentile, cordiale, disponibile, grande conoscitore di sport. Di entrambi ho avuto modo di scrivere su queste pagine.

Oggi ultimo giorno di questo 2020, lo voglio ricordare parlando di una colonna del giornalismo: Sergio Zavoli, che di questo anno che sta sconvolgendo il mondo lui l’avrebbe saputo raccontare con grande maestria e umano approfondimento.

Sergio Zavoli un mito del giornalismo, scrittore, un maestro, un narratore sempre obiettivo di fatti ed eventi del XX secolo raccontati con capacità, approfondimento e pacatezza, ma sempre con fermezza e onestà intellettuale.

Tutti noi che abbiamo vissuto gli importanti eventi della società della seconda meta del ‘900 abbiamo avuto in Sergio Zavoli un grande supporto all’approfondimento e conoscenza di avvenimenti, drammatici, politici e anche di costume che si concretizzavano attorno a noi, con le sue inchieste radiofoniche, televisive e giornalistiche di approfondimento memorabili, come lo fu “La notte della Repubblica” che con diverse puntate televisive descrisse magistralmente gli anni di piombo i ’70 e ’80, che rimane tuttora un documento storico e indelebile di quei periodi bui.

Ci sono dei momenti nella vita che rimangono ineliminabili per sempre. Proprio Zavoli mi porta ad alcuni ricordi della mia adolescenza. I primi appartengono alle sue inchieste radiofoniche, pur non ancora in grado di comprendere a fondo i contenuti, mi affascinava quel suo particolare tono di voce, profondo, suadente, fermo e nel contempo accattivante, che esternava grande capacità comunicativa. Fu tuttavia con l’avvento della televisione, che potei dare un volto a quella voce. Ma fu all’inizio degli anni ’60 che noi un gruppo di amici appena adolescenti appassionati di sport seguivamo ogni giorno l’arrivo delle tappe del Giro d’Italia e rimanevamo rapiti dalla programmazione che ne seguiva “Il Processo alla Tappa” condotta appunto da Sergio Zavoli, tant’è che al termine, per darne continuità, andavamo a giocare: al processo alla tappa!

Fu un programma televisivo che rivoluzionò il modo di fare giornalismo sportivo. Si alternavano sul palco improvvisato del “Processo alla Tappa”, oltre a grandi firme giornalistiche, campioni e gregari del ciclismo, ma era su questi ultimi che Zavoli manifestava particolari attenzioni, raccontando le loro storie con umanità, umiltà ed interesse, riuscendo a farli sentire protagonisti almeno per un giorno.

Verso la metà degli anni ’60, non ricordo come, sempre noi ragazzi di quei tempi desiderosi di documentarsi su ciò che avveniva o che avvenne attorno a noi, entrammo in possesso di un disco LP 33 giri, della durata di circa un’ora, con relativo album fotografico, allegati alla rivista “Epoca” dal titolo “1945-1965 Altri Vent’Anni Della Nostra Vita” narrato da Enzo Biagi (altro mostro sacro del giornalismo italiano) e Sergio Zavoli. Quello era il sistema di divulgare a quei tempi e se vogliamo fare un raffronto irriverente (ovviamente a vantaggio di quei tempi…) antesignano dell’attuale Internet… Riascoltavamo il vinile più e più volte per la ricchezza e la profondità della narrazione rimanendo attratti particolarmente da quella voce e dal lessico inconfondibile di Zavoli particolarmente nel commento finale degli avvenimenti di quegli ultimi vent’anni che avrebbero dovuto rappresentare la speranza “di quei ragazzi che fummo”.

Come ricordava poco tempo fa Piero Angela, Sergio Zavoli faceva parte di quel gruppo di giovani, di cui lui stesso apparteneva, che nel dopo guerra seppero inventare e interpretare la professione del giornalista radiofonico con collegamenti, notiziari, interviste ed inchieste, una missione divulgativa in un paese segnato da vent’anni di dittatura. Sergio Zavoli, raccontava sempre Piero Angela, ha intervistato nel suo lungo percorso giornalistico i più importanti personaggi del mondo dei nostri tempi, e sono proprio queste interviste che rimangono come documenti profondi e divulgativi della nostra storia contemporanea.

Sergio Zavoli, uomo di profonda cultura e umanità, è stato un grande maestro di giornalismo, che passerà alla storia della comunicazione del nostro paese, un riferimento fondamentale per chi aspira ad intraprendere e interpretare questa professione con determinazione e senza condizionamenti.

Queste sono le tre immagini di personaggi che ho voluto ricordare in questo 2020 che sta per concludersi! Solo ora mi rendo conto che sono giornalisti…! Sarà una casualità inconscia, ma evidentemente è il mio (e certo non solo), auspicio e desiderio, di una necessità verso un modo di comunicare che forse, spero non irrimediabilmente si è purtroppo smarrito!

Certamente alla mezzanotte dovremmo brindare prima a quest’anno che si conclude (senza rimpianto) poi al 2021, mai come ora attendendolo con grande speranza!

 

Sergio Zavoli con Gianni Brera e Bruno Raschi sul palco de “Il Processo alla Tappa”

 

Foto in evidenza home: Sergio Zavoli nello studio televisivo de “La notte della Repubblica”

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