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Il rilancio di Casale è stato perso insieme alla Corte d’Appello?

Lettera di Gian Carlo Curti a “Il Monferrato” del 23 febbraio 2012

Il Territorio di Casale Monferrato è come un Organismo in forte, continuo, progressivo indebolimento. Non si intravvedono neppure azioni efficaci per tentare di arrestare simile caduta che, di giorno in giorno, diventa impresa sempre più difficile. La città viene amministrata chi dice bene, chi dice male: ma trattarsi comunque di atti di ordinaria amministrazione. La straordinaria era ed è, per quanto ancora fattibile, inerente alla 2° Corte d’Appello del Piemonte, alla Asl di Casale, alla Viabilità Ferroviaria, all’Archivio di Stato (da non confondersi con l’Archivio Storico), alla Università, al Tribunale.

Quelle sopra sono le strutture portanti di una città come Casale Monferrato, già Capitale del Monferrato, con riferimento ad essa, ancora oggi, di oltre 50 Comuni.

Di tutte dette strutture, la Corte d’Appello che avrebbe potuto ritornare a Casale, poteva costituire la vera e sola architrave su cui poggiare tutto il complesso Casale-Territorio, ma la sudditanza dei Politici Casalesi a quelli Alessandrini ha determinato l’abbandono di questa straordinaria ed unica opportunità che si era spalancata davanti a noi: chi ha tempo e voglia, può recarsi alla Biblioteca Civica e leggere i giornali casalesi dal 2001 al 2006 per rendersi conto di come e perché abbiamo perso la Corte, perché oggi essa è persa.

Perché Architrave? Perché con la Corte d’Appello od anche solo con una iniziativa decisa e finalizzata a detto scopo e mantenuta dunque in atto, non si sarebbe persa la Asl, la Viabilità Ferroviaria sarebbe stata potenziata, non correremmo il serio rischio di perdere il Tribunale e la Università, ecc., ecc. La cosa è di immediata comprensione: si può perdere un Tribunale laddove vi sia la Corte di Appello? Invece, oggi il nostro Tribunale, attorno al quale si è fatto e si fa del fumo, vacilla davvero perché è debole, troppo debole.

Sul Monferrato di martedì 7 febbraio abbiamo letto che la nostra Università è sempre più a rischio nella contesa che vede Alessandria e Novara. L’articolista si pone la domanda “Ma quale potrebbe essere la contropartita per il Monferrato nel caso in cui l’Università di Casale dovesse inginocchiarsi a quella di Alessandria.” Esatta, giusta, sacrosanta, legittima questa domanda. A detta domanda, sulla base di quanto ho visto per la Corte d’Appello, posso rispondere: nessuna contropartita Casale otterrà ed anzi nessuna contropartita sarà capace di chiedere, come nessuna contropartita venne chiesta per essersi la nostra città “inginocchiata “di fronte ad Alessandria (padrona di fatto della Provincia) per aver rinunciato a lottare per la Corte.

Resta un’unica ultima speranza che cioè il Governo di Mario Monti, nonostante l’ovvio inalberamento complessivo delle Province, persista con decisione sulla loro abolizione: in tal modo Casale Monferrato si scrollerebbe di dosso un macigno che la sta schiacciando del tutto. Ovvio inalberamento, ed infatti quanti personaggi politico-partitici perderebbero dei posti e quanti che sperano non li avrebbero! Del resto, parlando della nostra Comunità, quale politico abbiamo sentito che sia favorevole al provvedimento Monti?

Si parla di qualche controproposta (la parola dei difensori delle Province è… salviamo il salvabile!) diretta a creare Province maggiori e così nel nostro caso a dar vita ad un’unica Provincia Alessandria-Asti. Se questo dovesse avvenire, come ho già detto e scritto, occorre muoversi subito (dico subito) come Città di Casale, terza per importanza e senza delegare ad Alessandria i nostri interessi. Se invece continueremo ad inchinarci ad Alessandria (ed i comportamenti in atto stanno a confermarlo), allora non avremo più un solo padrone, ma due padroni che si spartiranno di fatto il nostro Monferrato.

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