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Il vero confronto e i Consigli di Partecipazione

Leggo sugli organi d’informazione che è ripartito il discorso sugli organismi sostitutivi dei Consigli di Circoscrizione. Non entro nel merito del dibattito politico comunale, nonostante abbia dedicato all’argomento oltre 10 anni della mia attività pubblica. Da cittadino, però, vorrei ricordare che anche per la questione della partecipazione popolare (se è questo che si intende attivare e promuovere) non si parte da zero. La storia può contare ormai su proposte, dibattiti, contenuti, di più di 60 anni: Dossetti, 1965, a Bologna. E nella nostra città la questione è iniziata oltre 50 anni fa: prima con la Consulta giovanile e subito a ruota con i Comitati spontanei di quartiere. Quindi quella storia, e le discussioni che l’hanno accompagnata, le realizzazioni e i momenti di crisi, dovrebbero essere tenuti presenti per non ripetere errori, e per avere sempre un riferimento per ciò che è essenziale.

Mi limito a poche riflessioni, attingendo anche a ritagli dei giornali locali degli anni settanta.                          La denominazione: Consigli di Partecipazione. È un termine positivo: dice il compito, l’impegno, lo spazio per l’azione dei cittadini. Più di Quartieri o Circoscrizioni: che danno l’idea del decentramento anziché della partecipazione popolare. Però mi chiedo che partecipazione vera, effettiva può venire da organismi nominati, non eletti dalla base, e composti da un ristretto numero di persone. Partecipazione è democrazia, è esercizio della democrazia, non è solo fare proposte all’Amministrazione o riportarne le decisioni. Molto è cambiato negli anni; gli Istituti di partecipazione sono in crisi a tutti i livelli (scolastici, amministrativi, sindacali, anche religiosi), ma le soluzioni non possono essere peggiori del non funzionamento! È comprensibile che alcune parti abbiano dichiarato che in questo modo si creano Consigli per la propaganda.

In sostanza a me pare che sia necessario invertire le modalità: la partecipazione nasce dal basso, addirittura in questi anni si parla di Democrazia Deliberativa (che affianca e integra quella rappresentativa), e perciò ha una funzione diversa che va oltre alla semplice collaborazione amministrativa o alla segnalazione di problematiche locali. La partecipazione è esercizio democratico, deve allenare le persone a vivere i valori costituzionali e al rispetto dei diritti umani e ambientali; deve far crescere la coscienza civile e democratica.

Inoltre è essenziale il momento elettorale e una composizione più ampia per i Consigli. Il momento elettorale serve per far conoscere chi aspira a farne parte e quali proposte (programmi) presenta, come intende muoversi, ecc. Poi, sempre se si parla di vera partecipazione, un ruolo importante lo ha l’Assemblea di quartiere, i cittadini. A questo proposito (e sempre riprendendo da aspetti già affrontati in passato) c’è da tener conto che vincolare alla residenza nel quartiere può essere un limite: bisogna ricordare che in ogni zona ci sono negozi, scuole, oratori, palestre e società sportive, persone che svolgono attività lavorativa, culturale, educativa, e sociale. Questi, anche prevedendo soltanto un ruolo molto limitato dei Consigli (penso a suggerimenti per la viabilità di zona, per una festa di quartiere, per un mercatino locale, per un intervento manutentivo, per uno sfalcio d’erba in un giardinetto), non vengono considerati “parte” a pieno titolo del quartiere? Se poi si pensa a cose più significative ed incisive: Bilancio annuale e Pluriennale, Piani Urbanistici, Piani Commerciali, Piani Ambientali per Bonifiche – per spazzamento – per aree verdi, Eventi culturali, sportivi, turistici, ecc. i quali hanno ripercussioni anche rionali, come è possibile tener fuori cittadini non formalmente residenti, ma che di fatto “abitano” il quartiere?

Infine sarebbe opportuno non tanto e solo assegnare compiti di sorveglianza o di proposta relativa ad aspetti zonali, ma prevedere soprattutto l’esercizio di un ricco confronto democratico su argomenti anche più generali, perché i servizi sociali, l’ambiente, il lavoro, la cultura, il tempo libero, le riforme, ecc. appartengono alla possibilità di dibattito di ogni cittadino; soprattutto oggi che i tradizionali movimenti politici non sono in salute come qualche decennio fa. Parlare di partecipazione significa tener conto dell’iniezione di democrazia che serve alla società per ritornare in carreggiata. Mentre oggi si tende, per puro efficientismo ed estrema concretezza, a comprimere il confronto e a far decidere da pochi e in fretta. Il contrario della partecipazione.

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