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LA “BRUNA” MADONNINA DI CREA

Ricevo nei messaggi da una giovane universitaria:

“Lei nei suoi scritti definisce sempre la Madonna di Crea, ‘Bruna Madonna’, anche se negli anni ottanta un’apposita commissione di “intellettuali” diede un’interpretazione, come fu scritto,” filologicamente corretta” dimostrando che la Madonna non era nera per il legno ma per il fumo delle candele che fu ripulito. Vorrei farle osservare che non conta il colore perché unica è la bandiera; però credo di aver capito perché lei scrive ‘Bruna Madonna’. Le sarei grato, però, se me lo precisasse pubblicamente.

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Generazioni e generazioni hanno immagazzinato, fin dai tempi dei primi vagiti, la cantilena della nonna: “O Bruna Madonna, regina del ciel, proteggi da Crea il popol fedel…”.

Quella voce, stanca ma felice ti accompagnava in tutti i passi della vita; nei momenti di sconforto riusciva a far germogliare nel cuore il lumicino della speranza e nei momenti di gioia irradiava dai tuoi occhi la consapevole dolcezza della gratitudine.

Quanto il vecchio (ma allora era giovane perché anche i vecchi sono stati giovani; sono stato giovane anch’io…) Tonino Scarabula partì con i ragazzi del ’99 per la Grande guerra, sua mamma gli cucì sul corpetto una medaglietta ellittica di alluminino con una macchia nera.

“È la Madonna Bruna – gli disse tirando su con il naso e raschiandosi la gola per mascherare il magone che la soffocava – tienila sempre sul corpetto… quando… quando… quando non saprai a che santo rivolgerti e chiamerai solo la mamma, mettiti una mano sul cuore e sentirai la Madonna, che è una mamma, … ti ridarà fiducia e tranquillità… e la forza per tirare avanti…”

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“Stupidaggini… – pensò il Tonino Scarabula – tarucche che i preti e le monache hanno infilato nella testa delle donne…”; ma, non la tolse mai e ad ogni ricambio di corpetto (ogni morte di vescovo) la ricuciva sul nuovo. Quando fu colpito da una scheggia di granata e lo stavano stendendo, più di là che di qua, sul pagliericcio dell’ospedale da campo, urlò, mentre gli toglievano il corpetto impregnato di sangue:

“… Non buttate la medaglia!… la medaglia no… la rivoglio io…qui…”; la strinse stretta nella mano, mentre il medico gli estraeva dal petto le schegge e lui si mordeva le labbra…

“ … Perché non mi scappasse nemmeno un lamento – raccontava anni e anni dopo – … so di dire una stupidaggine, ma quel pezzo di alluminio con quella madonna nera mi riempì cuore di speranza e il cervello di forza anzi qualcosa di diverso e di più della forza ma non fatemi dire cosa perché vi do una sberla…; a salvarmi la vita, più che le pinze e le cure del medico, fu quella Madonna… quella Madonna nera…”.

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Quella medaglietta l’avevano cucita sul corpetto anche il mio trisavolo a San Martino, il mio bisnonno ad Adua, mio nonno a Caporetto; quando mio padre partì perché qualcuno aveva fatto scoccare “sul cielo della Patria, l’ora delle decisioni irrevocabili…” mia mamma gli cucì sul corpetto la medaglietta con la Bruna Madonna.

La stessa Bruna Madonna di alluminio che la mia morosa furtivamente mi agganciò con la guggia da balia sulla canottiera, forandomi anche – nell’ansia e nell’emozione del momento – la prima pelle, mentre stavo salendo sul treno dei miei diciotto mesi di naja (ed ora, dopo cinquanta anni e fischia, quando nel silenzio della notte vedo il viso di mia moglie disteso nel sonno e sento caldo e sereno il suo respiro e galleggiano nella penombra i vagiti e gli strilli e le parole ed i sogni e la vita dei nostri figli, so che nel cuore – e non si aspetta nemmeno che Le si dica grazie – c’è ancora quella Bruna Madonna…).

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Sentimentalismi? No tradizione. La tradizione non è un feticcio ma, essendo radicata nella vita di un popolo, è cultura che gli uomini si tramandano nella staffetta delle generazioni.

La morte non è la scomparsa fisica ma l’oblio; ed i nostri vecchi sono sempre qui con noi e noi lo saremo con i nostri figli ed i nostri nipoti, fin quando ce ne sarà memoria; perché, come diceva Agostino, il passato esiste in quanto è “il presente della memoria”; quando non esisterà più, gli uomini perderanno il senso del loro essere e non avranno futuro, che non è altro che il “presente della speranza”; e senza speranza sarà la fine, la fine dell’uomo.

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Cambiava qualcosa se, partito Padre Isidoro che avrebbe difeso con il suo corpo la tradizione, la commissione di intellettuali (“espressione di cui amano fregiarsi le persone che non hanno una precisa competenza professionale”; la definizione è di Sergio Romano) accortasi che la Madonna non era bruna per via del legno di ebano ma semplicemente (sic!) perché intrisa del calore della speranza che cuori semplici, invocandola, avevano acceso ai suoi piedi per secoli e secoli, avessero fatto finta di nulla lasciando le cose come stavano?

Non l’averlo fatto, come ebbi occasione di dire al mio amico monsignor Moscone ed al vescovo Cavalla, fu un delitto, anzi – peggio – una sciocchezza.

Perché la Madonna Bruna era la tradizione, una tradizione che sprofondava nei secoli; e quando la tradizione è radicata nel popolo, diventa cultura – cioè vita – che fa aggio su qualsiasi dato oggettivo e su qualunque rilettura filologica (A forza di riletture filologiche, questi gruppi di intellettuali arriveranno a sgrappare un affresco del Mantegna per rimettere alla luce uno scarabocchio prepalafittico; e se ne vanteranno…).

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Perché se è certamente vero, come dice la mia gentile interlocutrice, che unica è la bandiera (ed il popolo monferrino lo conferma con il quotidiano fervore verso la Madonna di Crea) è pur vero, come disse non ricordo chi, che ogni reggimento ha la “sua bandiera”.

… E le balze, e le valli e le piane del Monferrato erano il reggimento della Madonna Bruna.

Di questo reggimento, io sono soldato (grado truppa); ed i semplici soldati, pur amando e cercando di servire la Patria, si portano sempre nel cuore la bandiera del ‘loro’ reggimento (vorrei ricordare che chi non ama il proprio ‘reggimento’ – e si intenda reggimento ovviamente in senso lato – non ama nemmeno la Patria; chi non ama la propria mamma non è uno che ama l’intera umanità ma è semplicemente un arido egoista;

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E, nelle “nostre valli e nelle nostre balze e nelle nostre piane…” non c’ è pressoché persona-credente o non credente – che in quella piccola statuina di legno non abbia trovato conforto ad un dolore o non vi abbia affidato una speranza.

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