CulturaI pensieri di Gian Carlo CurtiStoria

La Legge di “Divorzio”: Anno 1970

Come scritto in precedenza, nel 1970 la Dc costituì i Collegi Regionali dei Probiviri con la competenza di comporre ed occorrendo decidere su casi di indisciplina, contrasti, e quant’altro del caso, riguardante iscritti al Partito. Io fui nominato membro del Collegio Regionale del Piemonte.

Salvo una fase iniziale di pochi mesi, tutti i componenti effettivi e supplenti furono avvocati ovviamente piemontesi. Ricopersi l’incaricato per alcuni anni e poi diedi le dimissioni perché pressato da diversi impegni professionali e non.

Il 18 dicembre 1970 entrò in vigore la legge “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio” altrimenti detta legge di divorzio con il voto contrario della Democrazia Cristiana. Si costituì un Comitato Nazionale non politico, promotore del referendum abrogativo, presieduto dal Professor Universitario Gabrio Lombardi, (fratello del famoso Padre Lombardi: Il Prof. Lombardi, mio professore di Storia del Diritto Romano alla Università di Pavia: una persona eccelsa, un vero signore sotto tutti gli aspetti. Il referendum si tenne nel 1974 e fu una battaglia gigantesca con tutta la Democrazia Cristiana come Partito schierata per la abrogazione della legge, salvo la perplessità di alcuni Personaggi. Capitanò l’opposizione politica con estremo vigore il Segretario Amintore Fanfani che ne fece motivo di fondo anche per una sperabile vittoria democristiana: è il caso di dirlo.

E fu un successo netto del fronte antireferendario e quindi la “conferma” della legge divorzista.

Come cattolico avrei dovuto essere contro la legge, come democristiano anche. Ma mi sentivo… avvocato e certo non solo, tanto compreso di leggi e di comportamenti umani: avevo inoltre avuto casi di litigi fra coniugi, e di angherie specie subite da donne che via via mi avevano convinto che se due non volevano o non potevano o non era opportuno che proseguissero il matrimonio o fosse anche uno solo dei coniugi a volerne lo scioglimento, il “divorzio” non poteva essere negato dallo Stato Italiano. Feci anche qualche propaganda e comunque discussioni varie al riguardo, sia con sacerdoti, sia con dirigenti casalesi e provinciali ed altri della Dc.

Ad un certo momento l’allora segretario di Sezione della Dc in via assolutamente amichevole, ma “responsabile” come mi diceva, più volte cercò vanamente di convincermi ed alla fine mi disse che “avrebbe” dovuto farmi espellere dal Partito. Oggi a sentire e leggere tali cose e comunque a maggior ragione nel vedere e risentire riproposte tesi contrastanti espresse con veemenza e sincera convinzione dalle parti opposte, potrebbe anche far sorridere. Ma allora la vicenda era molto, molto complessa, sentita, controversa e sotto vari aspetti.

Di fronte alla larvata minaccia di espulsione, ricordai al mio segretario (che al momento non ricordava) che io facevo parte del Collegio Regionale dei Probiviri e cioè della Istituzione di Partito che, se ritenuta la mia posizione contrastante con le direttive del Partito stesso, avrebbe dovuto, sentirmi e quindi anche… espellermi se non mi fossi ricreduto!  Certo, dissi, in caso di formale esposto, io non avrei fatto parte del Collegio giudicante e probabilmente, valutando un possibile conflitto di interessi oltre che per non creare imbarazzi di ogni genere, mi sarei dimesso dal Collegio stesso: ma sicuramente avrei comunque discusso a fondo contestando però che il mio comportamento fosse contrario allo spirito, alla funzione politica ed agli scopi della Dc.

Nei mei confronti non venne fatta nessuna denuncia, ma io nel frattempo, per il numero di impegni che avevo, mi dimisi dal Collegio.

Poco dopo uno dei membri del Collegio mi telefonò, dicendomi che il Collegio aveva avuto modo di esaminare e valutare la questione, comunicando agli Organi Dirigenti che alla unanimità avrebbe respinto denunce che fossero pervenute.

Tempi che furono, esperienza indimenticabile.

Il Collegio del Piemonte ebbe grande rilievo a livello dei Politici nazionali del Partito, e subì alcune critiche per la sua efficacia, determinazione e decisione, ma noi ci comportammo sempre secondo i nostri obblighi e diritti nel pieno rispetto dello spirito e delle normative del Partito della Democrazia Cristiana.

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