Cultura

L’arte di tacere

Da sempre i tempi e le modalità del parlare o del tacere, sono stati oggetto di affermazioni e scritti. Ad esempio nel libro biblico Qoelet o Ecclesiaste, IV sec. a.C. si dichiarava che vi era “un tempo per parlare ed un tempo per tacere”. Ed ancor prima il famoso Solone “Era solito dire che il sigillo del discorso è il silenzio, il sigillo del silenzio l’opportunità”: Diogene Laerzio Editori Laterza.

Sellerio editore ha pubblicato un libretto intitolato “L’arte di tacere” scritto dall’Abate Dinouart, ‘principalment en matière de religion’, ma applicabile ben al di là ed al fuori di essa. Le disquisizioni sulle “origini del silenzio“iniziano in tempi remoti e sono continuate nei secoli.

Riporto quanto inerente alla parte prima che esamina aspetti del “dire”: “Capitolo primo Princìpi necessari per tacere“, al quale seguono altri Capitoli “Diversi tipi di silenzio”, “Cause dei diversi tipi di silenzio”. Segue poi la parte seconda, con diversi capitoli, che trattano aspetti dello “scrivere”.

 

Parte Prima, Capitolo primo

Principi necessari per tacere!

 

  1. È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio.
  2. Esiste un momento per tacere, così come esiste un momento per parlare.
  3. Nell’ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima: solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà imparare a parlare rettamente.
  4. Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza e imprudenza, ma parlare quando si dovrebbe tacere, è segno di leggerezza e scarsa discrezione.
  5. In generale è sicuramente meno rischioso tacere che parlare.
  6. Mai l’uomo è padrone di sé come quando tace: quando parla sembra, per così dire, effondersi e dissolversi nel discorso, così che sembra appartenere meno a sé stesso che agli altri.
  7. Quando si deve dire una cosa importante, bisogna stare particolarmente attenti: è buona precauzione dirla prima a sé stessi, e poi ancora ripetersela, per non doversi pentire quando non si potrà più impedire che si propaghi.
  8. Quando si deve tenere un segreto non si tace mai troppo: in questi casi l’ultima cosa da temere è saper conservare il silenzio.
  9. Il riserbo necessario per saper mantenere il silenzio nelle situazioni consuete della vita, non è virtù minore dell’abilità e della cura richieste per parlare bene; e non si acquisisce maggior merito spiegando ciò che si fa piuttosto che tacendo ciò che si ignora. Talvolta il silenzio del saggio vale più del ragionamento del filosofo: è una lezione per gli impertinenti e una punizione per i colpevoli.
  10. Il silenzio può talvolta far le veci della saggezza per il povero di spirito, e della sapienza per l’ignorante.
  11. Si è naturalmente portati a pensare che chi parla poco non è un genio, e chi parla troppo, è uno stolto o un pazzo: allora è meglio lasciar credere di non essere geni di prim’ordine rimanendo spesso in silenzio, che passare per pazzi, travolti dalla voglia di parlare.
  12. È proprio dell’uomo coraggioso parlare poco e compiere grandi imprese; è proprio dell’uomo di buon senso parlare poco e dire cose ragionevoli.
  13. Qualunque sia la disposizione che si può avere al silenzio, è bene essere sempre molto prudenti; desiderare fortemente di dire una cosa, è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla.
  14. Il silenzio è necessario in molte occasioni; la sincerità lo è sempre: si può qualche volta tacere un pensiero, mai lo si deve camuffare. Vi è un modo di restare in silenzio senza chiudere il proprio cuore, di essere discreti senza apparire tristi e taciturni, di non rivelare certe verità senza mascherarle con la menzogna.
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