CulturaI pensieri di Gian Carlo CurtiStoria

Terribile confronto verbale fra gli ATENIESI e i MELI

Premessa

Battaglie: Maratona – Termopili – Salamina – Platea – Micale (fra il 490 e il 479 a.C.). Vittoria dei Greci contro i Persiani di Dario e Serse.

Gli Ateniesi si presero il merito della vittoria sui Persiani (in definitiva a loro del resto riconosciuta) e si comportarono via, via, spesso, verso altre Comunità, con atteggiamenti di tipo imperialistico.

Vinti i Persiani, si scatenò il confronto fra le due maggiori potenze greche e cioè Atene e Sparta. Nell’ambito di questa guerra vi furono episodi di violenze e sopraffazioni verso varie popolazioni: ciascuna delle due città aveva costituito una Lega di Comunità che attorno ad esse ruotavano, autonome e indipendenti, ma appunto di solito rientranti nella sfera di alleanza dell’una o dell’altra. È la famosa guerra del Peloponneso, fra il 431 e il 404, descritta dallo storico Tucidide. In una prima fase, Pericle è alla guida di Atene, ma muore nel 429 per la peste. Il personaggio emergente, in ebollizione per avvenimenti e traversie diverse, in Atene, è Alcibiade che morirà nel 404. La guerra del Peloponneso di fatto si concluse nel 404 ed alla fine con la sconfitta di Atene.

Dialogo, meglio, scontro dialettico fra Ateniesi e Meli

Dialogo famoso fra i rappresentanti dell’isola di Melo e quelli della Flotta ateniese ormeggiata davanti alle loro coste. Melo si rifiutava di pagare il tributo che le città greche, nell’orbita e/o nella Lega delio-attica, pagavano ad Atene. Dialogo che esprime in definitiva situazioni di imperialismo e di sudditanze che sempre sono esistite nel Mondo, che esistono ora anche con forme variate e, forse, esisteranno sempre: gli Ateniesi erano chiari e categorici! I Meli (sperando anche nell’appoggio di Sparta, che non avvenne), non accettarono di pagare e gli Ateniesi, nel 416, appoggiati dalla loro potentissima flotta assalirono la piccola Isola di Melo avendo su di essa facile sopravvento. Dice Tucidide “E gli Ateniesi uccisero tutti i Meli adulti che catturarono rendendo schiave le donne e i bambini e abitarono quindi loro stessi località dopo avervi inviato cinquecento coloni”.

Il colloquio o meglio lo scontro dialettico, che meriterebbe di essere letto per intero, fu lungo, articolato, con frasi argomentate e momenti di grande tensione, con botte e risposte, con gli ateniesi che cercavano di convincere i Meli e questi che replicavano. Qui riporto alcuni aspetti di rilievo e di grande efficacia. Incidentalmente, potremmo ricordare una favola significativa di Fedro (e prima ancora di Esopo), quale appunto il lupo e l’agnello “… Superior stabat lupus, longeque inferior agnus…”.

Scontro Dialettico

MELI… “La ragionevolezza dell’insegnarci tranquillamente a vicenda, non incontra il nostro biasimo, ma i preparativi di guerra che sono già qui presenti e non tarderanno a mostrarsi, ci appaiono discordanti da tutto ciò. Giacché vediamo che voi siete venuti qui a giudicare quello che diremo, e che la conclusione della discussione, se come è naturale noi avremo la meglio in difesa del diritto e perciò non cederemo, ci porterà la guerra, mentre se saremo persuasi ci porterà la schiavitù”.

ATENIESI “… Noi siamo certi… che nelle considerazioni umane il diritto è riconosciuto in seguito a una uguale necessità per le due parti, mentre chi è più forte fa quello che può e chi è più debole cede”.

ATENIESI “… Ma per quanto riguarda la pietà dei sentimenti verso la divinità, neppure noi crediamo di restare indietro, ché noi non esigiamo né facciamo alcuna cosa che devii dalle umane credenze nei confronti della divinità, o dagli umani desideri nei confronti degli stessi. Noi crediamo infatti che per legge di natura chi è più forte comandi: che questo lo faccia la divinità lo crediamo per convinzione, che lo facciano gli uomini, lo crediamo perché è evidente. E ci serviamo di questa legge senza averla istituita noi per primi, ma perché l’abbiamo ricevuta già esistente e la lasceremo valida per tutta l’eternità, certi che voi e altri vi sareste comportati nello stesso modo se vi foste trovati padroni della nostra stessa potenza…”.

 

Fonte: Tucidide – La guerra del Peloponneso – Bur – Corriere della Sera Libro V.

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