CulturaI pensieri di Gian Carlo CurtiStoria

1944 Bombardamento del ponte sul Po’ a Mezzana Bigli (PV)

Il 8 febbraio 2020 ho scritto a La Provincia Pavese la lettera che segue e che è stata pubblicata mercoledì 12 febbraio:

Ho letto sul sito in Internet (cliccando su Google Mezzana Bigli bombardamento del ponte sul fiume Po) dei recenti reperti del bombardamento sul fiume Po e di quanto quel signore che si trovò sul Ponte ha dichiarato.

Mio padre (Curti Edoardo Angelo) era di Bastida de’ Dossi, mia madre di Molino dei Torti.

Il giorno, diciamo del bombardamento del luglio del ’44 (ho visto il video che parla di questo e poiché andammo in bicicletta, non faceva freddo e questo deve essere stato), dopo una prima incursione della pattuglia aerea in mattina, i miei genitori decisero di andare a vedere.

Andammo, in primissimo pomeriggio, in bicicletta, io con una bicicletta da donna, e mio fratellino portato da mio padre. Mentre eravamo, con tantissime persone, sulla prima arcata venendo da Cornale e guardavamo la seconda arcata che era stata abbattuta, improvvisamente una persona urlò: “ti là, arrivan ancura”. Mi ricordo che guardammo verso Voghera e vedemmo (io vidi bene) in distanza un luccicare in cielo che avanzava: era la pattuglia aerea. Quello che avvenne sul ponte è facile immaginare. In sintesi la gente fuggiva, mio padre e mia madre con mio fratellino, convinti che io fossi davanti a loro, si precipitarono fuori del ponte ed usciti, visto che non mi vedevano, si convinsero che fossi diretto a Cornale.

Invece io mi trovai appena fuori del ponte, sperduto al che un signore mi disse in dialetto: bambino sei solo? Ed appreso che non trovavo più i genitori, mi prese con sé e ci precipitammo appena fuori del ponte a destra nella breve scarpata e lì stemmo. Gli aerei accennarono ad una picchiata, ma poi, evidentemente, visto che vi era tanta gente certamente venuta a vedere, diedero un brevissimo spazio di tempo e poi fecero la picchiata. Ricordo il rumore enorme degli aerei in picchiata che sembrava ci arrivassero in testa, sganciavano le bombe e poi si risollevavano: mi pare di ricordare bene che le bombe fossero lunghe appaiate ed una più in basso di altra. Quell’uomo mi teneva stretto a sé.

Finita la prima picchiata, la gente che si era riparata (si fa per dire) giù dal ponte, fuggì in direzione Cornale e così feci io, mentre gli aerei continuarono a bombardare. Quando arrivai all’inizio del paese, sullo stradone, trovai i miei genitori con mio fratellino in attesa spasmodica nell’osservare la gente fuggita e che arrivava.

Andammo a Bastida ed al pomeriggio tardi ritornammo a Molino, dove si era sparsa la voce di chi aveva detto che ci aveva visto sul ponte mentre bombardavano e poi non più visti!

Era stata messa (dai tedeschi evidentemente) una passerella in legno o altro non ricordo tra la prima e la terza arcata e che poggiava sulla seconda arcata caduta. La seconda arcata era adagiata sul fondo del fiume. In definitiva sul ponte stemmo pochissimo tempo.

Ho ritenuto di scrivere ricordando quell’avvenimento. Mio fratello Graziano abita a Torino e si ricorda bene.

Io sono nato nel 1934 e mio fratello Graziano nel 1938. Sarà per l’età, sarà certo perché ho il rumore degli aerei e del bombardamento nelle orecchie, e la vista degli aerei in picchiata, certo mi sono un po’ commosso e sono ritornato di colpo a quei momenti.

La provincia pavese – paginalettere

Foto in evidenza: Resti del ponte affiorati dal Po

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