CulturaI pensieri di Gian Carlo CurtiStoria

Guerra del Peloponneso e la tragedia in Ucraina

Ho già scritto alcune lettere con raffronti fra aspetti narrati nella Guerra del Peloponneso scritta dal contemporaneo Tucidide (IV sec. a. C.) e quanto sta avvenendo in Ucraina. Una attualità sconcertante ed efficacissima per ben comprendere. Atene e Sparta, nemiche con una guerra durata 30 anni circa. Molte città alleate di Atene, molte alleate di Sparta, altre più o meno neutrali.

Quello che sta avvenendo in Ucraina e che sta sconvolgendo il Mondo con tutte le conseguenze che nessuno è in grado di prevedere, è qualcosa di inimmaginabile e che ha sorpreso i tonti, gli ottusi, gli ingenui ovviamente, ma anche chi non fosse tale. Fra le argomentazioni che si sentono, una vediamo ripetersi e commentarsi: la mancanza e/o la inefficienza della Europa. Chissà se la sveglia è arrivata!!! Una presenza della Europa come Stato di tipo unico Federale, avrebbe visto gli Europei più attenti, più vicini, più pronti, più… tutto, a cogliere le evoluzioni e gli sviluppi nelle e delle vicende Europee, in collaborazione con gli Usa e gli altri Stati Democratici. Perché il fulcro, il centro della problematica è, giriamola come vogliamo, la netta contrapposizione, per tutta una serie di motivazioni, fra Stati Democratici (con tutti i loro difetti) e Stati non Democratici (questi, anche se apparentemente virtuosi).

Nel 1956 scoppiò la rivoluzione di Ungheria, soffocata dal Patto militare di Varsavia condotto e disposto dalla Unione Sovietica. Questo sito di Nuove Frontiere il giorno a marzo ha testé riportato la narrazione di un avvenimento in Casale su iniziativa degli Universitari Cattolici, molto interessante da leggere. A seguire negli anni ho scritto diverse lettere sulla necessità della costituzione non della Europa (non ben chiaro era chi affermava ciò), ma degli Stati Uniti d’Europa il che non avvenne.

Fatta questa lunga premessa, veniamo alla vicenda Ucraina ed alla Guerra del Peloponneso.

Nel libro I, siamo prima della guerra, si confrontano a parole ed interventi non bellici, Ateniesi e Spartani e loro reciproci alleati. Riporto alcuni brani (anche se spezzati e parziali data la loro lunghezza) come scritti e dai quali si leggono espressioni, valutazioni, giudizi, preoccupazioni, previsioni, di tipo attualissimo. Ognuno parte dal presupposto di aver ragione.

Ad un certo punto dicono gli Ateniesi rivolti agli Spartani chiamati Lacedemoni: Metteteci tempo, dunque, a deliberare, poiché non di scarsa importanza è la questione, e non prendete su di voi un problema che riguarderà voi soltanto, influenzati dalle opinioni e dalle accuse altrui. Considerate in anticipo, prima di trovarvici, quanto è grande l’incertezza della guerra. Se si prolunga, di solito si affida alla sorte, e la sorte è tanto lontana da noi che da voi, e si affrontano i pericoli senza sapere in qual modo la guerra andrà a finire. Gli uomini, quando vanno alla guerra, si rivolgono prima a quella cosa che dovrebbero far dopo, cioè all’azione, ma, una volta provata la sventura, si volgono a discutere. Ma noi non siamo ancora incappati in nessuno di questi errori, come vediamo che non lo siete voi, vi diciamo: finché la scelta di una saggia decisione è possibile per entrambe le parti, non rompete i patti, non violate i giuramenti, ma accomodate le contese per vie legali, come vuole l’accordo. Se no, invocando a testimoni gli dei che proteggono i patti, coi mezzi che voi ci mostrate cercheremo di respingere chi comincia la guerra”. Cosi parlarono gli Ateniesi.

Più oltre parlano i Corinti rivolti ai loro alleati Spartani e accusano gli Ateniesi dicendo:… “Giacché è proprio di uomini assennati, sì, restarsene tranquilli se non ricevono offese, ma d’altra parte è proprio di uomini valorosi, se si è ricevuto un affronto, abbandonare la pace e far la guerra e, nuovamente, fare un accordo quando le circostanze siano favorevoli… Spesso infatti delle insensate deliberazioni hanno successo perché incontrano  dei nemici ancor più insensati, e ancora più spesso deliberazioni dei nemici ancor più insensati, e ancora più spesso deliberazioni all’apparenza ben meditate al contrario ebbero una fine miserevole, perché nessuno quando considera ha la stessa fiducia di quanto agisce, bensì uno riflette nella sicurezza, mentre nell’agire non è all’altezza della situazione, per paura”.

… “Ché la guerra non procede affatto secondo norme stabilite, ma da sé escogita per lo più i mezzi adatti all’occasione.”

… “La pace è infatti resa più salda, se segue la guerra, mentre dopo un periodo di tranquillità non è egualmente esente da pericoli il non combattere”. Così parlarono i Corinti.

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