CulturaI pensieri di Gian Carlo CurtiStoria

Atene – Sparta, e i dittatori passati e presenti

Nel IV secolo a.C. scoppiò la guerra fra Atene e Sparta denominata “la Guerra del Peloponneso” che durò complessivamente 30 anni. Il primo vero storico nella storia di tutti i tempi (seguito ad Erodoto), Tucidide ne descrisse le cause e lo svolgimento. Memorabile fu la guerra, straordinaria e di eccezionale rilevanza la narrazione. Le due città (e città e popoli loro alleati) discutono fra di loro prima dell’inizio ed in seguito, ognuna esponendo le proprie argomentazioni e vantando i propri diritti, su presupposti di fatti diversi, contrapposti e conflittuali quasi sempre in un crescendo di forti tensioni e di comportamenti tesi a convincere. Il modo di argomentare, gli elementi alla base di esso, ancora oggi sono pressoché gli stessi. Dice Tucidide “La realtà degli avvenimenti passati e di quelli futuri… secondo il carattere dell’uomo, saranno uguali o simili a questi.”

Una ambasceria ateniese a Sparta (in replica anche ad un precedente intervento dei Corinti: siamo ai primi segnali della possibile guerra), si rivolge agli Spartani (i Lacedemoni) con un lungo, articolato, illuminante intervento, dicendo fra l’altro:

“…. Metteteci tempo, dunque, a deliberare… Considerate in anticipo, prima di trovarvici, quanto è grande l’incertezza della guerra. Se si prolunga, di solito si affida alla sorte, e la sorte è tanto lontana da noi che da voi, e si affrontano i pericoli senza sapere in qual modo la guerra andrà a finire. Gli uomini, quando vanno alla guerra, si rivolgono prima a quella cosa che dovrebbero far dopo, cioè all’azione, ma, una volta provata la sventura, si volgono a discutere. Ma noi che non siamo ancora incappati in nessuno di questi errori, come vediamo che non lo siete voi, vi diciamo: finché la scelta di una saggia decisione è possibile per entrambe le parti, non violate i giuramenti, ma accomodate le contese per vie legali, come vuole l’accordo. Se no, invocando a testimoni gli dei che proteggono i patti, coi mezzi che voi ci mostrate, cercheremo di respingere chi comincia la guerra”. ‘Così parlarono gli Ateniesi’.

Più oltre i Corinti (favorevoli alla guerra contro gli Ateniesi), alleati degli Spartani, in una assemblea convocata a Sparta sul se si dovesse fare la guerra o meno, accusano gli Ateniesi, e rivolti a quelle popolazioni che abitavano l’entroterra e quindi sostanzialmente distanti, dicono ai loro Ateniesi che essi “… devono sapere che, se non difendono gli abitanti della costa… anche fino a loro giungerà il pericolo, e che devono ora discutere dei propri interessi non meno di quelli degli altri.” E poi dicono “Spesso infatti delle insensate deliberazioni hanno successo perché incontrano dei nemici ancora più insensati, e ancora più spesso deliberazioni all’apparenza ben meditate al contrario ebbero una fine miserevole, poiché nessuno quando considera ha la stessa fiducia di quando agisce, bensì uno riflette nella sicurezza, mentre nell’agire non è all’altezza della situazione, per paura”. E poi sul modo di fare la guerra e sulla sua incertezza dicono ancora i Corinti “Esistono per noi anche altri modi di fare la guerra, come il provocare la defezione degli alleati… e altri mezzi che ora è difficile prevedere. Poiché la guerra non procede affatto secondo norme stabilite, ma da sé escogita per lo più i mezzi adatti all’occasione. Per questo fatto, chi vi si accinge a sangue freddo è più sicuro, mentre chi si lascia prendere dalla passione subisce maggiori danni”

In un opuscolo intitolato “VINCERE” contenente dei loro discorsi e brani di essi, e con la Francia (siamo all’inizio del 1941) appena occupata, Mussolini e Hitler si avventurano in argomentazioni stupefacenti tanto sono in sé incredibili. Sarebbe bastato che loro, o loro politici o studiosi o militari, avessero avuto sottomano la ‘Guerra del Peloponneso’ e letto alcune righe di essa, per comprendere che cosa nel futuro sarebbe ben potuto capitare. L’opuscolo esordisce “La Gran Bretagna non può vincere la guerra” e prosegue con indicazione delle forze italo-tedesche a fronte di quelle avverse ed alla fine con argomentazioni svariate sugli Stati Uniti.

E quello che stupisce in particolar modo è l’affermazione (in paginetta successiva) che a grandi caratteri segue quella di cui si parla della Gran Bretagna e cioè la pagina sulla “LA PREMESSA DOGMATICA”. Scrive il Duce nel discorso del 23 febbraio del 1941, XIX dell’Era Fascista all’esordio del libretto:

“La Gran Bretagna non può vincere la guerra. Ve lo dimostrerò con un rigore strettamente logico. Qui l’atto di fede è suffragato dal fatto. Questa dimostrazione parte da una premessa dogmatica e cioè che l’Italia, qualunque cosa accadrà, marcerà, con la Germania, fianco a fianco, sino alla fine…” Segue scritto in grande evidenza la frase “DIECI FATTI INOPPUGNABILI” con altrettanti dichiarazioni ed affermazioni di Mussolini ed altre di Hitler.

Che osservare? O replicare con pagine e pagine, oppure ‘Nulla’ di fronte ad una tale assurda “premessa dogmatica”!

E concludiamo con la citata frase di Tucidide che dice circa la guerra “… ora è difficile prevedere. Poiché la guerra non procede affatto secondo norme stabilite, ma da sé escogita per lo più i mezzi adatti all’occasione”.

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