Attualità

Casale “Capitale Italiana della Cultura”, proviamoci!

di Pier Augusto Mesturini

da Nuove Frontiere News Maggio Giugno 2016

Grande interesse e stimolo ha prodotto nelle amministrazione Comunali il poter competere per il titolo di “Capitale italiana della cultura”. Si tratta dell’’iniziativa promossa dal Ministero dei beni culturali volta a promuovere, sostenere e potenziare la capacità progettuale delle città italiane nell’ambito della cultura e migliorare i servizi per l’incremento del turismo. La città prescelta, nell’arco di un anno, avrà la possibilità di esibire le sue potenzialità valorizzando il proprio patrimonio culturale e paesaggistico.
Si iniziò con l’assegnazione per il 2015 a Ravenna, quest’anno è Mantova ed il prossimo anno sarà a la volta di Pistoia.
La scelta per il conferimento e affidata ad una commissione composta da sette esperti indipendenti nominati dallo stesso Ministero che esaminerà i progetti di fattibilità forniti dalle città candidate a seguito di apposito bando ministeriale.
Al momento sono interessate, quali candidate per il 2018, Recanati, Comacchio, Spoleto, Benevento e Caserta.
Casale Monferrato avrebbe potuto essere con loro? Sarebbe stata in grado di sostenere i criteri richiesti dal bando?
La realizzazione di un valido progetto coerente con iniziative volte alla valorizzazione del territorio, con l’offerta culturale, storica e l’incremento dell’attività turistica, dovrebbe o potrebbe, rappresentare necessità imprescindibile per la nostra città. La nostra storia, i beni culturali e storici, le colline, il Monferrato, persino l’Unesco, sono valori e peculiarità che molti dovrebbero o potrebbero invidiarci. Ed allora per quale ragione l’Amministrazione non ha cantierizzato la possibilità, ovvero l’adeguatezza della fattibilità di un evento simile?
Sì, sarebbe stata una grande opportunità per Casale! La città designata con il titolo di “Capitale italiana della cultura”, per un anno risulta essere al centro dell’interesse culturale italiano con importanti ricadute a carattere internazionale. Le città che negli anni scorsi hanno partecipato al bando e che sono state escluse, hanno in ogni caso beneficiato di ottima visibilità, la sola preparazione alla candidatura ha generato un arricchimento organizzativo e culturale di cui si usufruirà anche in futuro.
Casale avrebbe potuto sfruttare questo periodo per trasformare ampiamente la propria base culturale, e non solo, con una visibilità tale che l’avrebbe portata all’auspicato rilancio. Casale non è stata la capitale del Monferrato? Pare che questo fatto sia di poco appeal in città, o per lo meno da chi è preposto alla valorizzazione del nostro territorio. Se si digita su Google “Casale capitale del Monferrato”, compare, con sorpresa, una pagina del sito del Comune di Casale Monferrato che riporta una manifestazione del 2013! Non sarebbe opportuno appropriarsi effettivamente di questo titolo che storicamente ci appartiene e farne un volano per il rilancio del nostro futuro? Abbiamo perso il tribunale, ancora prima la possibilità della Corte D’Appello, l’ASL, stiamo perdendo industrie, attività manifatturiere, le linee ferroviarie, la clinica Sant’Anna, il ridimensionamento del Santo Spirito, la scomparsa di importanti società sportive. Ci rimane il turismo, la cultura, la storia, non è poco! Nessuno potrà scipparcele, tantomeno Alessandria che si pone impropriamente come paladina del Monferrato, sfruttando un contesto storico non suo. Sono più bravi loro di noi? Se, sì, allora arrendiamoci al declino, ma non credo che l’arrendevolezza sia nel DNA del casalese.
Il prossimo bando per il titolo di “Capitale italiana della cultura” sarà per l’anno 2020 (non sarà attribuito il titolo per il 2019, poiché sarà per l’Italia l’anno della “Capitale europea della cultura”, assegnata a Matera), potremmo essere pronti? Raccogliamo la sfida, bisogna iniziare a pensare in grande! In attesa iniziamo a pulire la città e togliere le erbacce dalle piazze e dalle vie!

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