Attualità

Casale, città da valorizzare

di Pier Augusto Mesturini

da Nuove Frontiere News Dicembre 2016

Necessitano progettualità che non si limiti ai piccoli o grandi eventi stagionali, uscire dal provincialismo operando con lungimiranza e recuperare il tempo perso, gli esempi non mancano
Sono state rese note, il 15 novembre, le dieci città finaliste per il titolo di “Capitale italiana della cultura” per il 2018: Alghero, Aquileia, Comacchio, Erice, Ercolano, Montebelluna, Palermo, Recanati, Settimo Torinese e Trento. La scelta è stata effettuata da una giuria di “esperti di chiara fama” nominata dal Ministero dei Beni Culturali, dopo aver esaminato bel ventuno candidature.
Su un articolo di “Nuove Frontiere news” pubblicato, sul numero di maggio-giugno, titolato – Casale “Capitale italiana della cultura”, proviamoci? – ci domandavamo se Casale poteva avere i requisiti per candidarsi al bando ministeriale. Rispondevamo sostanzialmente in modo affermativo, poiché la nostra storia, i beni culturali e storici, le colline, il Monferrato, persino l’Unesco, rappresentano valori di grande rilievo ed invidiabili da molte altre comunità.
Le nostre riserve erano di natura politica, sulla scarsa capacità propositiva volta alla progettazione futura. In buona sostanza eccesso di provincialismo. Ci domandiamo come mai l’attivo assessore Carmi non pianifichi progetti come quello citato. Vanno bene i numerosi eventi, alcuni ottimi alcuni inutili, ma a nostro parere non risultano coordinati con fine strategico proiettato in ottica futura.
Vittorio Sgarbi in un suo recente articolo, successivo alla comunicazione delle dieci finaliste, titolato – Lotta senza senso per diventare “Capitale della Cultura” – stigmatizza bandi con queste caratteristiche, criticando il Ministero e le incompressibili scelte della giuria dallo stesso nominata, ritenendo che città, località con background storico culturale non abbiano necessità di competere tra di loro per primeggiare al fine di ottenere il titolo di Capitale della Cultura. Devono loro stesse promuovere le loro ricchezze artistiche e culturali e non essere umiliate dalla competizione. Possiamo in parte trovarci d’accordo con il critico d’arte, pero non possiamo dimenticare che le città che negli anni scorsi hanno partecipato al bando e che sono state escluse, hanno in ogni caso beneficiato di un’importante visibilità. La sola preparazione alla candidatura ha generato un arricchimento organizzativo e culturale da potersi beneficiare nel futuro.
Per questo invitiamo l’assessore Carmi a considerare simili progettualità per poter competere con città verso le quali nulla abbiamo da invidiare. Casale non è stata la Capitale del Monferrato! Solo questa caratteristica storica potrebbe rappresentare un brand da sfruttare con forza e dinamismo senza esitazioni.
Onestamente, con tutto il rispetto e la simpatia, ma non siamo in grado di competere con Settimo Torinese?

Share:

Lascia un commento