CulturaI pensieri di Gian Carlo CurtiStoria

I fatti di Budapest del 1956

Egr. Direttore di Nuove Frontiere News, le sconvolgenti vicende sullo sfondo della Ucraina e molto altro, mi riportano alla prima lettera 25 ottobre 2015 che scrissi, in tal caso, a Casalenews e che riporto tale e quale:

 da “Casalenews”

Casale Monferrato – 25 Ottobre 2015

‘Quella colletta a favore dell’Ungheria che non fu autorizzata’

Il racconto di Gianni Turino su come Casale Monferrato reagì alla rivolta del 1956 in Ungheria, che abbiamo pubblicato ieri pomeriggio, ha destato molto interesse e curiosità, tanto che Gian Carlo Curti ci ha inviato a sua volta un ricordo di quei giorni, quando era universitario e promosse una raccolta fondi che però non venne autorizzata.

“Ho letto con grande interesse su Casale News, il racconto di Gianni Turino sui fatti inerenti la “rivolta” ungherese del 1956. Narro brevemente una vicenda degli universitari casalesi in massima parte della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana): allora in Casale eravamo in molti. A fronte di quello che stava succedendo in Ungheria, un gruppetto di noi decise di fare… qualcosa!”.

“Formammo un consiglio di tre persone (due sono morte e la terza ero io) e con una planimetria di Casale, dividemmo la città in zone che assegnammo a due universitari che dovevano muoversi in copia con il tradizionale e noto cappello universitario e che si sarebbero presentati a casa delle persone dicendo: “Siamo studenti Universitari: raccogliamo per conto della Croce Rossa fondi per i feriti di Ungheria da inviate a Vienna”. Vienna stava diventando il luogo di tante iniziative al qua della cortina di ferro. Eravamo appunto andati alla Croce Rossa di Casale dicendo cosa volevamo fare e lì ci diedero dei bussolotti per i soldi che le persone stesse avrebbero direttamente imbucato. Dovevamo però prima parlare con il segretario della Croce Rossa il quale ci diede via libera, dicendo però di parlarne al Presidente il quale fu entusiasta e ci abbracciò affermando che era a disposizione per qualunque cosa”.

“E così cominciammo ad andare in giro (io ero insieme ad altro universitario: forse, oggi, siamo rimasti gli unici superstiti!). Fu una esperienza indimenticabile, iniziata con un entusiasmo difficile da descriversi. Avemmo poi modo di vedere le reazioni – così a freddo ed impreviste – di tante persone dalle idee politiche diverse, e così anche con molte di sinistra che diedero spontaneamente entità di certo rilievo, ed altre che sapevamo essere diciamo ricche che nulla diedero, dicendo ad esempio che avevano tasse da pagare o con altre giustificazioni magari fondate, altre ancora che davano qualcosa e dicevano di ripassare”.

“Alle ore 13 circa del primo giorno, ci trovammo tutte le copie in circolazione per fare il punto della situazione, tutti galvanizzati per le entità notevoli che avevamo raccolto”.

“A questo punto ci venne in mente di far girare un’automobile che con altoparlante avvisasse che studenti universitari, ecc… ecc. giravano per la città per la raccolta a nome della Croce Rossa di “fondi per i feriti di Ungheria”. Ritornammo dal segretario della Croce Rossa che ci disse di andare in Commissariato per ottenere la autorizzazione e così noi tre del consiglio andammo in via Garibaldi sede del Commissariato ed esponemmo la situazione: ci ricevette un funzionario. Ci venne detto di aspettare e dopo un bel po’ di tempo, venne un altro funzionario che si mise alla macchina da scrivere e scrisse: “Si diffidano i signori… (i nostri tre nomi), dall’iniziare la raccolta…” Ci guardammo in faccia sbalorditi più che preoccupati. Nessuno di noi tre voleva sottoscrivere: alla fine firmammo sotto “per presa visione”.

“Uscimmo frastornati e preoccupati, andando subito alla ricerca degli universitari che intanto al pomeriggio avevano ripreso il giro per la città. Alla sera, mancava una coppia talché, sempre più preoccupati, pensammo che fosse stata arrestata. Noi tre ritornammo allora in Commissariato e, facendo gli gnorri, chiedemmo se per caso lì vi fossero due universitari. Il Poliziotto di guarda… non comprendeva cosa dicevamo e volevamo, ma noi capimmo che lì non c’erano! Uscimmo andando a casa dei due universitari i quali, in effetti, non erano venuti al raduno serale previsto. Perché eravamo quasi convinti che fossero stati fermati? Perché i due avevano assegnato parte della zona di Oltreponte e per andarvi si passava da Via Garibaldi e cioè davanti al Commissariato”.

“Potrei raccontare episodi interessanti per quanto avvenuto al mattino ed altre vicende (chiamiamole così) per il dopo. Accenno solo. Ritornammo dal Presidente della Croce Rossa che però ci si disse era partito per Roma. Andammo dal Segretario della Croce Rossa che ci indirizzò al Presidente Onorario della Croce Rossa persona di alto rilievo e grande personalità. Andammo allora da lui, ci annunciammo e con sorpresa della persona che ci aveva aperto, venimmo ricevuti subito. Egli ascoltò attentamente e poi disse: seguitemi in macchina, andiamo alla caserma Nino Bixio dove vi è il giuramento reclute perché vado a parlare al Prefetto; lo seguimmo, entrammo con la macchina. Teresio Marchino – questo il Presidente Onorario – salì sul palco delle Autorità, ma poco dopo un po’ arretrando si rivolse a noi e fece cenno di no con la mano scuotendo la testa”.

“Delusione e rabbia, per non dire altro, ci assalirono, ma non restò che andare alla Croce Rossa a portare i bussolotti che vennero aperti presenti diverse crocerossine che rimasero sbalordite per quanto avevamo raccolto praticamente in mezza giornata”.

“Nel frattempo in Ungheria la rivolta stava prendendo piede ma allorquando entrarono i carri armati del Patto di Varsavia, la soffocarono. E proprio in questi ultimi finali momenti drammatici, arrivò da Roma al Commissario la autorizzazione della nostra iniziativa, ma ormai era tardi per tutto e per diversi motivi e poi non avevamo più quell’iniziale entusiasmo, mentre eravamo troppo indignati! Incidentalmente dirò che io nella sessione autunnale non diedi nessun esame”.

“Ho narrato in sintesi, ma molti aspetti forse meriterebbero di essere descritti in modo più approfondito per le notizie che apprendemmo e per le esperienze che persone ed avvenimenti ci mostrarono. Valutammo come altamente positivo e fortemente responsabile il comportamento di Teresio Marchino”.

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