Storia

INTERNATI MILITARI ITALIANI: UNA RESISTENZA DIMENTICATA

Credo importante e molto forte oltre che, in forme assai differenti di comunicazione, a recuperare la generale e generalizzata (vedi Scuola) non conoscenza e conseguente non consapevolezza che la vicenda dei 650.000 “Internati Militari Italiani” IMI (pensate oltre 20 volte l’intera popolazione di Casale Monferrato e, tenuto conto del coinvolgimento famigliare ed interfamigliare praticamente hanno coinvolto drammaticamente un quinto della popolazione italiana!!!) ci potrà dare come fondante esempio di comportamento spontaneo del popolo, senza ordini ed indicazioni superiori, che ha posto le basi e le regole della successiva convivenza democratica (e di qui mi viene subito di sottolineare la grandissima attualità del messaggio che ne scaturisce) attraverso questa Resistenza senz’armi che si affianca con pari dignità a quella armata ed a quella della intera popolazione italiana negli anni 1943 – 45.

Il prof. Luciano Zani, moderatore al convegno di Roma presso la Biblioteca del Senato del 20 gennaio 2016 organizzato dall’ANRP (da cui è stato realizzato il libro “Il NO! Al lavoro li ha resi liberi”, ovvero un paradosso !!!) e di alcuni relatori che sono intervenuti in modo interdisciplinare a commento della documentazione di Paolo Desana sull’esperienza dei 360 ufficiali Internati Militari nello straflager di Colonia, e per iniziare anche a spiegare il significato del titolo di tutto l’evento ovvero “IMI: una Resistenza dimenticata”, riporto testualmente (Luciano Zani): ”Una vicenda molto complessa quella degli IMI e dei 360 di Colonia, fatta anche di domande sul passato e sul futuro cui la patria, tornata una, preferì rispondere con l’indifferenza, la diffidenza e l’ostilità. Un’occasione perduta – continua Luciano Zani – da parte della nuova classe dirigente repubblicana per cominciare a fare i conti con il passato e soprattutto per recuperare pienamente i valori democratici”; poi , come afferma Michela Ponzani, “In Italia, Germania, Austria e Polonia ad un alto e difficile processo di riflessione e confronto si è preferito un più facile e meno traumatico processo di rimozione andando così a costruire la democrazia sulla perdita della memoria o almeno su una memoria selettiva in funzione di una anestetizzazione dei traumi nella riscrittura del passato”; e poi l’assoluta attualità dell’esempio e del messaggio degli IMI e dei 360 di Colonia nelle parole e negli scritti di Vincenzo Grienti, quando afferma “che quella loro ‘resistenza di gruppo’, non importa se ignorata o misconosciuta, resta una bellissima pagina di storia. Una pagina di grande umanità e di speranza, oltre che di semplice coraggio, l’amor di patria e l’eroismo. Una pagina di Storia che ha molto da insegnare in un’epoca in cui il futuro appare incerto, i legami umani fragili, gli stati d’animo fluidi, le minacce aleggianti ed i pericoli invisibili. Un vero e proprio lascito morale da parte dei giovani di allora ai giovani di ogni tempo, di grande valore educativo”. E la storica Elena Aga Rossi che sottolinea la risposta omogenea del gruppo Desana ad altri ufficiali internati che hanno invece scelto di lavorare alla domanda “ma chi te lo ha fatto fare di rischiare di crepare? Per Chi? Per la patria? Ma da chi è rappresentata questa patria?”, la risposta appunto è “L’abbiamo fatto per noi, per non piegarci davanti ai tedeschi, per non aiutare i nazisti. Il tutto – continua Aga Rossi – senza parlare mai di antifascismo, i fascisti vengono commiserati più che disprezzati, con l’andare del tempo si rafforza la consapevolezza di essere dalla parte giusta, è una Scelta Politica ma non espressione di una ideologia. In tanti di noi – scrive Paolo Desana – digiuni di politica democratica era allora maturata una coscienza politica individuale ed una testimonianza collettiva soprattutto dei meno fragili più decisi nella difesa della propria dignità”. “La testimonianza offerta dal gruppo – conclude e commenta Aga Rossi – diventerà un punto di riferimento ed un ancoraggio ai valori fondamentali anche per la vita futura”.

Si spera concretamente di contribuire ad una rivalutazione del rispetto della dignità e della qualità della vita per le giovani generazioni.

Paolo Desana

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