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La Cultura del no limits

Ospitiamo il contributo da Enrico Bruschi pubblicato su “Il Monferrato” di venerdì 14 maggio 2021

Non vorrei essere eccessivamente pignolo, ma credo che le repliche del Presidente del Motoclub Monferrato Furlan e del Vicesindaco Capra meritino alcune considerazioni, oltre al doveroso ringraziamento ai volontari del Motoclub, che hanno provveduto alla meritevole opera di pulizia e bonifica del Parco della Cittadella, a beneficio della città. È però difficile concordare sull’assenza di impatto di questo evento sull’ambiente naturale, testimoniato peraltro dai solchi che segnano i tratti inerbiti attorno la cinta muraria. Ovviamente poca cosa, presto l’erba ricrescerà (sempre che altri non imitino l’esempio). Ma la stessa capacità di riparazione viene meno alla natura quando analoghe manifestazioni avvengono, come spesso capita, su pendii scoscesi dove questi solchi, alla prima pioggia si approfondiscono e progressivamente diventando ruscelli che rendono impercorribili i sentieri. Ritengo tuttavia che il vero problema sia la totale indifferenza alla grave crisi climatica che, considerata la crescita esponenziale dell’impatto delle attività umane sull’ambiente, potrebbe rapidamente portare a drammatiche catastrofi ambientali. Un minimo di consapevolezza dovrebbe indurre a limitare o eliminare le attività motoristiche a scopo puramente ludico, tanto più se queste si svolgono direttamente in mezzo alla natura anziché sulle strade asfaltate, luogo deputato ai mezzi di trasporto motorizzati. Anche in questo caso, si dirà, poca cosa, non sarà certo l’abolizione delle gare motoristiche a salvare il pianeta. Ma, nell’epoca in cui non si parla che di transizione ecologica (più a parole che con i fatti), anche i più piccoli segnali diventano importanti. Esistono modi più sani per divertirsi: come si divertono i miei nipotini quando vengono a fare un giro nel bosco, a correre su un prato, a mettere i piedi a bagno in un torrente, allo stesso modo si sarebbero divertiti i 130 bambini che hanno trascorso la domenica tra il potente rombo dei motori e l’inalazione dei loro gas di scarico.

Il Vice Sindaco Capra respinge poi la critica dell’ANPI alla concomitanza tra la manifestazione e la celebrazione del 25 Aprile, puntualizzando che la manifestazione motoristica si è svolta “in altra zona della vasta area del parco” (ci sarebbe mancato il carosello di moto nella cittadella!) e che solo per un deprecabile ritardo i motori hanno fatto da sottofondo a parte della celebrazione. Dimostrando di non aver consapevolezza della solennità della ricorrenza in cui nacque la nostra Democrazia. Un po’ come se a Natale, a far da contorno alla Santa Messa, anziché una rappresentazione della Natività, si organizzasse un torneo di boxe.

La stessa inconsapevolezza lo porta ad indicare lo svolgimento di questa manifestazione come uno dei frutti della Libertà conquistata dai nostri padri (nel suo caso, beato lui, si tratterebbe dei nonni). Utilizzando questo prezioso vocabolo, sulla scia del Segretario del suo partito, in modo pericolosamente distorto.

Non mi stanco di ripetere che non esiste Libertà senza limiti, senza responsabilità, altrimenti altri sono i vocaboli da usare, prepotenza, prevaricazione, sopruso. Limiti che stanno nel rispetto dei diritti del prossimo, ma anche nel rispetto della natura. Ce l’hanno insegnato proprio quei ragazzi che hanno lottato per affermare non certo il proprio diritto a fare ciò che più loro aggradava, ma per il diritto alla Libertà, alla Dignità, ai Diritti, al Rispetto di tutti, arrivando molti di loro a perdere il proprio Diritto alla Vita. Ce lo insegna tutti i giorni anche la Natura; per fare qualche esempio banale: fare una salita di un pendio nevoso ripido con rischio valanghe elevato, o un’attraversata in cresta con previsione di forti temporali non è affermare la propria libertà, ma grave irresponsabilità o pura stupidità. La cultura del No Limits non è che una grave e stupida degenerazione della nostra società.

Avendo citato il Natale provo a chiudere con una proposta in sufficiente anticipo. Considerata la necessità di uno stile di vita più sobrio, fortemente suggerita anche dalla lunga e dolorosa pandemia, perché in occasione  della Natività che ci parla di un Bambino, figlio di genitori in fuga, nato in una stalla, pur senza dimenticare che si tratta comunque di un momento di festa, non proviamo a limitare le invadenti luminarie, che spesso nulla hanno a che fare con le nostre tradizioni, devolvendo una cospicua parte delle spese previste a qualche Associazione che si occupa di far sì che il giorno di Natale sia una festa che scalda il cuore anche agli ultimi?

Se così fosse, saremmo lieti di esprimere tutto l’apprezzamento per l’opera dei nostri giovani Amministratori.

 

 

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