L’Antimafia al Leardi

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Per combattere la criminalità organizzata è fondamentale partire dalle scelte quotidiane. Perché se si ha uno spirito omertoso nella vita di tutti giorni, allo stesso modo lo si avrà qualora ci si trovasse davanti ad una situazione come quella in cui si è trovata Lea Garofalo, testimone di giustizia italiana uccisa dall’‘ndrangheta il 24 novembre 2009 per aver deciso di testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco. Questa storia, che ha ancora molto da dire anche a noi oggi, non deve cadere nel dimenticatoio. Ed è per questo che le associazioni Libera e Me.dea hanno deciso di portarla nell’aula magna dell’istituto d’istruzione superiore Leardi sabato 6 aprile 2024 con la conferenza dal titolo “La scelta di Lea”, il terzo e ultimo evento di un ciclo di incontri di Formazione di Libera 2024 negli Istituti di Istruzione Superiore di Casale. L’incontro, organizzato dalle referenti del Presidio Alice Russo e Melissa Pozzi ha avuto come obiettivo quello di educare alla Responsabilità, diffondere una cultura della legalità, far maturare coscienza civile e partecipazione democratica. L’appuntamento ha avuto come scopo anche quello di omaggiare la scrittrice Michela Murgia, scomparsa prematuramente quest’estate. Durante l’evento sono intervenute Marika Demaria (Giornalista e Autrice del libro La scelta di Lea. La ribellione di una donna alla ‘ndrangheta) e Mara Meyer (Operatrice del centro antiviolenza Me.Dea). L’Operatrice di Me.dea ha fatto scoprire ai numerosi studenti riuniti una mente brillante scomparsa troppo presto, permettendole di continuare a fare rumore per le donne e tutte le minoranze discriminate quotidianamente, diventando una partigiana dei nostri giorni. Combattere per la parità di genere vuole automaticamente dire fare antimafia: infatti la cultura mafiosa considera le donne oggetti che devono sottostare al volere degli uomini, proprio come in una società patriarcale. “Michela Murgia si definiva una “Morgana”. Morgana, in contrapposizione alla figura della principessa Ginevra, è l’esempio di donna che si autodetermina e che non ha bisogno di essere salvata”, ha spiegato Meyer. Demaria, con empatia e delicatezza, ha invece raccontato la vicenda di Lea e la sua strenua e coraggiosa lotta per rivendicare la sua libertà dal sistema mafioso. Grazie ad una narrazione asciutta dall’interno del processo, la scrittrice ha raccontato una denuncia insostenibile: una storia di ribellione e coraggio, il racconto di un mondo in cui le protagoniste sono destinate a vedere, ascoltare e tacere, si mischia con l’analisi puntuale di tutte le violenze (psicologiche, fisiche, economiche), rimarcando l’importanza della ricorrenza dell’8 marzo, da poco trascorso. “Se si resta neutrali si prende comunque una posizione. Le persone come Lea sono state uccise perché erano da sole. Lea ribellandosi al contesto mafioso è una Morgana”, ha spiegato Demaria. Interventi che possono fornire alle giovani generazioni un modello di comportamento da imitare e strumenti per saper riconoscere i campanelli d’allarme di una relazione abusante. È solo educando e diffondendo consapevolezza che si possono cambiare le dinamiche che conducono alle ingiustizie sociali.

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