Cultura

L’italiano è la lingua minoritaria più studiata al mondo, per motivi culturali, turistici e anche professionali.

La SIL International (Summer Institute of Linguistics, Istituto estivo di linguistica), un’organizzazione non governativa che ha l’obiettivo principale di studiare, sviluppare, documentare le lingue minoritarie, anche quest’anno ha redatto la classifica delle lingue più parlate e di quelle più studiate al mondo. Tra le prime tre non occorre consultare alcuna statistica per sapere che la prima lingua più diffusa è l’inglese (per motivi colonialistici, essendo stato l’Impero Britannico il più vasto della storia umana, dominando in epoca vittoriana circa un quarto di tutte le terre emerse del mondo, e poi per motivi professionali, essendo lingua straniera più diffusa a livello diplomatico e commerciale), seguito dallo spagnolo per lo stesso motivo, e al terzo posto abbiamo il cinese, per motivi demografici (i cinesi sono oltre 1,35 miliardi) nonché professionali (commerciali).

Da non confondere con le lingue più parlate, abbiamo invece quelle più studiate, cioè quelle che raccolgono il maggior numero d’iscritti ai corsi di lingua organizzati in giro per il mondo. In questo caso al primo posto abbiamo proprio l’italiano, forse con notevole sorpresa per gli stessi italiani, che essendo tendenzialmente esterofili, non sempre sanno apprezzare il proprio paese, spesso sono gli stranieri ad apprezzarlo e ammirarlo maggiormente. Sono infatti oltre 2 milioni gli stranieri che in ogni parte del mondo, anche nelle lande più remote (come la Siberia) ogni anno si iscrivono a dei corsi di lingua italiana, perlopiù gestiti dagli Istituti Italiani di Cultura e dalle centinaia di Comitati (scuole) della Società Dante Alighieri, di solito collocate presso le nostre Ambasciate e Consolati o con proprie sedi autonome o presso le Comunità di Italiani all’Estero, che sono piuttosto numerose, soprattutto nei paese di principale immigrazione, come il Venezuela, l’Argentina, il brasile, l’Australia, gli USA e alcuni paesi del Nord Europa.

Dopo l’italiano sono studiati il francese, lo spagnolo e il tedesco.

L’italiano è studiato soprattutto per motivi culturali, per la forte attrazione che esercitano alcune peculiarità italiane, come l’arte, la musica, il cinema, il design, l’architettura, la storia, la letteratura, l’enogastronomia, il made in Italy, ecc., che messe insieme costituiscono un unicum inimitabile e di assoluto valore, superiore a qualsiasi altro paese al mondo.

Questo riscontro oggettivo, non ci potrà certo illudere che col tempo diverrà la lingua più parlata al mondo, perché non avremo mai i numeri per screscere esponenzialmente. Ci conferma però che era ed è tuttora sul turismo culturale (tutti sappiamo che l’Italia possiede, nonostante i saccheggi subiti nei secoli dagli eserciti invasori, il maggior patrimonio culturale del mondo) e su quello naturalistico ed enogastronomico, che politicamente avremmo dovuto puntare per assicurare prospettive economiche di crescita sostenibile e duratura per il nostro paese. 
I ceti benestanti del mondo (che sono in continua crescita numerica) è sull’Italia che puntano per venire a fare shopping, per soggiornare in vacanza ammirando le nostre opere d’arte e incantevoli paesaggi, o addirittura per risiedere definitivamente sopraggiunta l’età della pensione. I paesi dai quali provengono i maggiori flussi turisti in Italia sono soprattutto gli USA, Canada, Cina, Australia, Germania e Russia. Alcuni di questi paesi coincidono con quelli dove si sono riversati i flussi migratori italiani dalla fine dell’800 al dopo guerra, e potrebbe significare che le nuove generazioni di italiani nati all’Estero desiderano riscoprire il paese dei loro avi, riallacciare relazioni parentali, riscoprire le proprie origini ed esplorare le loro piccole patrie avite.

Quando lo capiranno i nostri governanti?

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