Storia

QUANDO LA CRONACA DIVENTA STORIA

QUEL MARZO DEL 1948 QUANDO DEGASPERI E IL MINISTRO FRANCESE BIDAULT SI INCONTRARONO A CREA

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IL VENTO DELLE GONNE

Il 21 marzo del 1948 era stata una domenica tiepida; Coppi aveva appena vinto la sua seconda Milano San Remo; a Casale, piazza Castello profumava di friciò e palle dolci e il Diavolo del torrone prometteva ancora quindici giorni, fino alla fiera di aprile, di “…regali e di dolcesse per la spettabile popolasione…”; la donna cannone stava dando il suo ultimo spettacolo ( “…Una donna così – diceva il Gambetta Vuecca – è una manna in cascina… ti fa i lavori per tre buoi…”; “… E ti fa rigare diritto…”, commentava sornione il Jin mentre il Brucletta osservava, sottovoce e parlando con rispetto, che…” se avesse fatto aria in un sacco di farina, ci sarebbe stata nebbia per quindici giorni…”. Le moto del muro della morte avevano spento i motori perché nel pomeriggio c’era stato un grave incidente (“… la perdita di velocità – ci avrebbe spiegato a scuola il Maestro – ha fatto prevalere la forza di gravità per cui la motocicletta –chi scriveva moto, doveva venire a scuola, il giorno dopo, accompagnato dal padre – è caduta…”) mentre l’autoscontro e l’autopista della ditta Piccaluga, giravano ancora a pieno regime sfruttando il “t.s.t” (termine spettacolo teatrale ) che permetteva, in quell’ultima domenica di fiera, ai militar soldati del presidio di rientrare in caserma per mezzanotte. La giostra dei “pe an tal cu” roteava, seguita con interesse da“… militari, borghesi e ragassi…” che, sorridendo scrutavano con occhio avido lo scuotersi delle gonne, con relativo scoprimento delle gambe muliebri fino al ginocchio; e il soffio di vento che esse generavano e che sfiorava i visi degli uomini era più inebriante del profumo della primavera…

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L’OTTO VOLANTE E IL PIPIGAS

Dall’otto volante, che sovrastava la casa dei mutilati, salivano e scendevano urla e gemiti; per le ragazze era l’occasione, durante la discesa vorticosa, di stringersi forte al corteggiatore, corrisposto in segreto, timido rimanendo in posizione anche a discesa ultimata per riaversi dall’emozione… (quanti “… E vissero felici!…”, devono accendere un cero all’Otto Volante…!). Anche la grande fiera campionaria di Primavera, allestita all’interno del mercato Pavia, stava vivendo intensamente i suoi ultimi momenti; il prodotto che aveva spopolato era un oggetto, un piccolo parallelepipedo largo e basso, di smalto bianco; era un fornello a due fiamme che venivano alimentate dal nuovo combustibile, chiuso dalla ditta Pipigas in bombole di spessa lamiera, estratto dalle viscere della pianura padana: il metano; nessuno ancora lo sapeva, ma era la fine dei tamburnin che anche d’estate, forgiati dalle ciapele di pioppo, servivano per cucinare.

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LA CAMPAGNA ELETTORALE DI DE GASPERI E TOGLIATTI

La violenta campagna elettorale per le elezioni politiche del prossimo il 18 aprile, che da mesi scuoteva l’Italia, pareva, in piazza Castello, dimenticata; ma in realtà stava preparando le ultime decisive iniziative.

Era una campagna elettorale senza esclusione di colpi bassi e di minacce; oggi si tende, nei resoconti televisivi e giornalistici, ad edulcorarla; in realtà fu durissima. I Capi degli schieramenti contrapposti, erano De Gasperi leader della Democrazia Cristiana e Togliatti, leader dei comunisti. De Gasperi veniva chiamato, nei manifesti più benevoli degli avversari, “ l’austriaco, lacchè di Truman, che mentre i nostri si immolavano sul Carso, faceva il deputato a Vienna…”; Togliatti, che guidava la coalizione del Fronte popolare con simbolo Garibaldi (la cui figlia Clelia era invece in lizza per il partito Repubblicano di Pacciardi alleato della D.C.), veniva rappresentato come il “ servo del Cominform… pronto a trasformare l’Italia in un gulag sovietico…”.
I toni erano violenti e sopra il rigo e mentre De Gasperi pronosticava per Togliatti, dopo le elezioni, “… il ritiro in una casa di riposo”, Togliatti informava, nel delirio di un oceanico comizio a Bologna, di “essersi già fatto fare un paio di scarponi con chiodi sulla punta per prendere, dopo elezioni vittoriose, a calci nel culo De Gasperi…”.

Il 22 Marzo del 1948, la cosa era pressoché segreta ma risaputa da molti, il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi si incontrò al santuario di Crea con il ministro degli esteri francese Bidault che arriva da Torino dove aveva siglato con il suo analogo italiano, conte Sforza, il trattato doganale italo francese.

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A CREA: IL MONFERRATO MEGLIO DELL’UMBRIA

De Gasperi, accompagnato dalla moglie, dalla figlia Maria Romana, dal segretario avvocato Cingolani e dall’onorevole Brusasca, giunse a Crea alle 10,30 del mattino, su una Lancia Ardea.
“Il cielo era terso, pulito – ricordava anni dopo padre Isidoro allora giovane frate minore – Nei campi bambini rannicchiati a gomitolo, arieggiavano con la piccola zappetta a punta quadra, il grano; era un’operazione che andava completata prima della fine di marzo… Nessuno doveva saperne nulla, quel giorno c’era un provvidenziale sciopero dei giornali, ma la voce era corsa ed in un amen il piazzale del convento si riempì di gente…”:
Padre Isidoro si sfilava le mani dalle larghe maniche della tonaca e guardava ispirato il cielo, quasi ad inseguire i ricordi.
“Il Presidente scese dalla automobile, una Lancia, si guardò attorno, tirò un lungo sospiro, e disse “Ho sempre creduto che la regione più incantevole d’Italia fosse l’Umbria… ma… ma non avevo ancora visto il Monferrato…”.

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MADAME BIDAULT ED IL ROSSETTO SULLA GUANCIA DI GIANCARLO MAZZUCCO

“Eravamo a scuola – ricordano Nella e Gian Carlo Mazzucco (già sindaco di Serralunga) che allora avevano rispettivamente nove e otto anni – quando arrivò la notizia…”
Subito le maestre Arzani, Sini e Cerutti si misero in marcia con le scolaresche. Strada facendo la maestra Cerutti scrive il benvenuto che fa imparare a memoria a Nella Mazzucco. “Eccellenza, è tanta la gioia che proviamo oggi nel riceverla nel nostro Santuario…”; la nipotina dei fratelli Merlo, gestori del bar, offre fiori di campo alla signora De Gasperi mentre Giancarlo Mazzucco li porge alla signora Bidault, che le cronache definiscono di “bellezza statuaria…”; madame ricambia stampandogli un bacione sulla guancia che rimane impregnata di rossetto (allora totalmente sconosciuto alle donne di Serralunga).
“Mi ha sporcato tutto..” si lamentò il piccolo Giancarlo cercando invano di pulirsi con il dorso della mano.

Il bacio di De Gasperi alla piccola Nella Mazzucco che ha appena recitato la poesia dedicata agli illustri ospiti scritta a tambur battente dalla maestra Cerutti di Serralunga.

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PADRE LEOPOLDO E LA BRUNA MADONNA (OGGI BIANCA):

Parlò brevemente, “ in omaggio agli illustri ospiti…” il Sindaco dottor Masini.
All’ingresso del Santuario il padre guardiano, frate Leopoldo, accolse De Gasperi e Bidault, chiamandoli “Cari pellegrini…”.
“… Sia permesso a me – concluse padre Leopoldo – a me figlio di quel grande frate italiano cantore della fraternità di tutte le creature, augurare a Voi che la Vergine di Crea vi protegga sempre nella Vostra opera e nella vostra vita… Vi protegga e Vi benedica la nostra Madonna bruna…”.
Già, la Bruna Madonna….
“Poi vennero gli anni – sospirava padre Isidoro – del revisionismo artistico e la Bruna Madonna divenne… bianca. Il nostro confratello che diresse l’operazione, uomo giusto, colto e santo, non capì che la forza della tradizione, quando è cultura di popolo, fa aggio sul contingente…

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IL PRANZO DI PADRE ELZEARIO E LA SCARPETTA DEGLI OSPITI

Dopo l’incontro politico, un’oretta nella sala del fuoco – così chiamata per via di un imponente camino che la arredava – pellegrinaggio per le cappelle e poi… a tavola.
Il cuoco, il frate minore Elzeario Risso (scomparso nel luglio del 1953) aveva preparato un abbondante pranzo da servire caldo nel refettorio del convento; ma il diavolo ci mise la coda perché le donne non potevano violare la clausura per cui fu gioco forza preparare nella sala della villa vescovile.
Padre Elzeario fu visibilmente contrariato… ma gli ospiti trovarono tutto ottimo e fecero diversi bis con scarpette… ai frati non rimase così nulla e quel giorno digiunarono.
De Gasperi e Bidault vollero congratularsi con il cuoco ed offrono a padre Elzeario una loro foto con dedica.

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SALUTO AI FRATI E COMIZIO A CASALE DAL BALCONE DEL “SAVOIA”

A metà pomeriggio Bidault partì con destinazione Torino e De Gasperi, dopo aver conversato con la gente seduto sul muretto del piazzale, salutò i frati.
“Devo parlare a Casale…” disse “ speriamo di rivederci presto…”.
A Casale la piazza del Cavallo era stracolma ed il Presidente del Consiglio parlò dal balconcino a filo del caffè Savoia esortando al voto responsabile per il 18 aprile (“ Si deciderà – terminò scandì con fermezza ma senza toni enfatici – il nostro futuro, nostro, dei nostri figli, dei nostri nipoti…per secoli…”) Fu salutato da una grande interminabile ovazione. 
Gli avversari, ostentatamente con fazzoletto rosso al collo, ovviamente non applaudirono ma nemmeno fischiarono; si limitarono a darsi di gomito e a sorridere ironici… Il sorriso ironico si spense poi il 18 aprile…
Questo succedeva il lunedì 22 marzo del 1948 , secolo ventesimo; era cronaca ed è già storia.

FOTO DI COPERTINA: il piccolo Giancarlo Mazzucco dona i fiori a madame Bidault (con cappellino e rossetto).



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